Sul Donizetti: «Contiamo di chiudere i lavori a settembre e inaugurare a ottobre».
Lazzaretto protagonista in estate. «Interverremmo per affrontare le difficoltà di diverse realtà culturali»
Biblioteche, musei e teatri chiusi per due mesi. L’interruzione dell’attività culturale e la ripartenza in sicurezza si ripercuotono sull’indotto e fanno emergere la precarietà del settore. Come tutelarlo è oggetto di lunghe videochiamate tra l’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti e i direttori museali, teatrali e le associazioni di categoria, per disegnare un nuovo modello culturale, fondamentale per il futuro della città. «Cammineremo di più tra le strade di Bergamo, di cui riscopriremo il valore — dice —. Sono felice che sia in testa alla classifica dei Luoghi del Cuore del Fai, perché c’è voglia di riappropriarsi di un’immagine di bellezza che cancelli quella del dolore».
Bergamo è cresciuta a livello culturale. Qual è la situazione dopo due mesi di chiusura?
«La città registra 165 associazioni, 17 fondazioni, 281 imprese culturali, che impegnano 1.377 addetti, a cui se ne sommano altri 1.593 indiretti nel campo delle maestranze. In media, nel 2017, il Pil culturale per abitante è stato di 137,6 euro, il doppio del dato nazionale, pari a 95,5 euro. Non possiamo permettere al coronavirus di distruggere il territorio. La chiusura ha messo in rilievo la fragilità del settore e la funzione della cultura. Come sarebbe stata la chiusura in casa senza accesso online a musei, musica, libri… Ma siamo anche un po’ stanchi di questo approccio social, perché la cultura è socialità vera».
Avete una stima delle perdite?
«I danni economici sono stati notevoli, li stiamo quantificando ora. Bisogna iniziare a considerare le imprese culturali come le altre, per permettere loro di ripartire. Registra grosse perdite la Carrara, la cui grande mostra di Peterzano, dai costi elevati, avrebbe raggiunto un equilibrio economico dallo sbigliettamento, venuto meno. Per ora gli sponsor hanno confermato i crediti, ma altri si sono defilati per progetti futuri. Poi seguono Bergamo Jazz e Bergamo Film Meeting. Era tutto pronto e hanno dovuto annullare i festival.
A quale programmazione state pensando?
«Stiamo predisponendo un progetto estivo per luglio e agosto, condiviso con le associazioni culturali del territorio. L’intento è riappropriarsi dello spazio pubblico con spettacoli dal vivo. Si seguiranno due filoni. Il primo è l’organizzazione di un palinsesto fatto di musica, danza, teatro, lirica al Lazzaretto. Luogo simbolo, vista la situazione vissuta, è adatto, avendo un’entrata e uscita distinte, alla possibilità di ospitare dalle 200 alle 300 persone nel rispetto del distanziamento. Gli ingressi saranno monitorati con il controllo della temperatura e per evitare assembramenti ci sarà l’obbligo della prenotazione online dei biglietti.
Dal 18 maggio si sperimenteranno le prime riaperture dei musei.
«Nelle ultime due settimane di maggio apriranno gradualmente i musei e le biblioteche, solo da venerdì a domenica, con orari flessibili e aperture serali. Questa situazione ha azzerato il turismo, dobbiamo capovolgere la visione culturale, reinventandoci per il pubblico locale. Dovremo essere più attrattivi per invogliare i cittadini a visitare un museo già visto. Stiamo pensando a progetti per bambini con i servizi educativi della Gamec, Carrara, museo Caffi e quello delle Storie».
Sul cantiere del Donizetti e la riapertura del teatro cosa dice?
«I lavori sono ripresi e contiamo di chiuderli per settembre, inaugurando a ottobre. Purtroppo, la fitta serie di eventi pensati per la riapertura salterà e dobbiamo pensare a qualcosa di nuovo e di diverso».
I timori psicologici di stare a contatto col vicino di poltrona e le chiusure delle frontiere quanto incideranno sulla riuscita di stagioni come quella lirica, che registra una buona fetta di pubblico straniero?
«Preoccupazioni ce ne sono. I teatri e i cinema sono i più colpiti. Dovremmo usare tutta la creatività italiana per trovare nuove forme di spettacolo e dimenticarci dei grandi numeri. È una rivoluzione in campo culturale».
Rivoluzione che passa anche dal digitale?
«Sì, come dimostrato da musei e biblioteche. La linea da seguire è la digitalizzazione. La conferma arriva da MediaLibrary che, a livello provinciale, in marzo e aprile ha registrato un +32% di accessi e +34% di prestiti».
Cit https://bergamo.corriere.it/